Spinclub
Pesca sportiva a spinning

tyuty...oggi, nonostante la temperatura sia più mite, indosserei un caldo cappotto invernale. Partiamo con ordine; domenica pomeriggio mi sento col mio amico Guido (Luccio65) per stabilire dove andare a sfogare la nostra voglia di mare e decidiamo di abbandonare il litorale flegreo che abbiamo sondato nelle ultime tre uscite per salire un po' più su. La meta prescelta è il Garigliano. Questo fiume ci ha regalato belle esperienze in passato, ma ultimamente stava attraversando un periodo strano, complice le frequenti mareggiate che si sono abbattute sulla nostra regione in gennaio e febbraio. Arrivati in loco constatiamo purtroppo che il periodo nero non è ancora terminato: il mare è mosso ma pieno di alghe, tantissimi riporti di canne, rami e spazzatura varia "abbelliscono" la spiaggia. Ci perdiamo una mezz'oretta e decidiamo di spostarci, ritornando verso casa. Facciamo sosta presso una foce in quel di Baia Domizia, dove le condizioni sono veramente ottimali: schiumetta nei primi cinque metri, un paio di frangenti a dieci e venti metri ma un'acqua color cobalto che mi è capitato di vedere solo in certi lidi graditi ad una nobile angioina. Partono quindi per i marosi fette di salame paesano farcite da raglou, codine e ammenicoli vari di silicone, poi plastichetti di varia foggia e per finire pure gli infallibili da 170...ma niente, nonostante lo sfoggio del nostro campionario, nessun cliente pinnuto ha voluto comprare. Dura la vita di noi illusionisti alieutici ultimamente. Capitano condizioni perfette che però si accompagnano ad inspiegabili e cocenti delusioni. “Guido” faccio al mio compagno di pesca, “anche stavolta l'abbiamo preso in saccoccia...” e lui mi fa “eh...ti pare una novità ?!” Sulla via del ritorno, erano circa le 18, ci facciamo tentare dall'idea di andare a provare a seppie in porto. Arriviamo alle 19 e 30 passate (maledetti semafori di Mondragone...) e lì per lì io non volevo neanche montare, non mi sembravano condizioni buone per la pesca, invece (e per fortuna) mi faccio convincere da Guido. Cominciamo a pescare e dopo una mezz'oretta faccio la prima seppiolina, non è grossa come ci aspettavamo, ma prendiamo coraggio. Tocca a Guido dopo altri trenta minuti prendere la gemella della prima, quindi segue un periodo di assenza di catture. Sapevamo che le seppie erano animali territoriali, quindi prese quelle due che c'erano in zona dovevamo aspettarne di nuove oppure spostarci. Facciamo entrambe le cose ma dopo un'ora e mezza sono ancora i posti iniziali a fruttare altre due seppie, questa volta proprio belle e decidono di immolarsi solo sul mio gamberone, lasciando Guido a secco. Di calamari nemmeno l'ombra, li abbiamo aspettati ma non si sono presentati; loro arrivano in gruppi, come nuvole di ragazzini che si gettano dietro ad un pallone...ci avrebbero fatto divertire sicuramente. Si sono fatte le 23 passate, arrivano nuovi pescatori a farci compagnia ma noi, più che soddisfatti, decidiamo di cessare le ostilità e fare ritorno a casa. Che dire...di questi tempi bisogna adattarsi e fare buon viso a cattivo gioco, dimostrandosi eclettici e pronti a raccogliere quanto il mare decide di regalarci. L'eging, se vogliamo essere un po' esterofili, è una tecnica di pesca ingiustamente snobbata dai più e in questo periodo di stanca si presenta come una scelta eccellente per passare serate divertenti e poi gli invitati, seppie e calamari, in cucina si dimostrano protagonisti di piatti davvero squisiti.
Scusate per la qualità delle foto fatte col cellulare.
Saluti.

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