Spinclub
Pesca sportiva a spinning


Parecchi anni fa, quando non avevo ancora la patente di guida, le uniche occasioni in cui potevo andare a pescare erano le uscite con mio padre.

Per farmi divertire, mi portava su laghetti che aveva frequentato a sua volta da giovane, su tratti del Volturno nel suo corso più basso, talvolta al mare. Questo fino a quando compii 15 anni, data in cui si decise a farmi fare il grande salto: la mia prima uscita a trote in torrente. Comprammo stivaloni e guadino a racchetta, mi fece migliaia di raccomandazioni e mi portò in un torrente molisano in cui lui si recava già con altri amici per pescare le trote.
Le prime uscite furono disastri su disastri, tuffi in acqua e rovinose cadute sui sassi scivolosi del letto del fiume. Pescavo con galleggiante e camola, riuscivo a portare a casa qualche vairone e vedevo mio padre prendere le trote. Poi finalmente un bel giorno presi anch’io la mia prima trota, una fario “ruspante” che è ancora viva e splendida nella mia memoria. Fu il raggiungimento di un traguardo per me incredibile, avevo 16 anni e mi sembrava la cosa più bella del mondo!!

 

In seguito continuai per parecchi anni a pescare col galleggiante, in quel torrente ed in un altro paio di posti, prendendo molte trote e togliendomi grandi soddisfazioni. Erano altri tempi, probabilmente era anche un mondo diverso: ci sono stati giorni in cui fra me e mio padre uscivano anche 7-8 trote nella stessa pozza del torrente, tutte stupende e combattive, tutte nate e cresciute in natura e tutte cariche di un fascino selvaggio e primitivo.
La trota è un pesce straordinario: quando hai a che fare con una fario in torrente hai la sensazione di aver trovato un avversario fiero e regale, un predatore diverso dagli altri che merita un rispetto superiore. Vive solo in acque fresche e pulite, fugge la compagnia di altra specie meno nobili come cavedani e barbi, elegge una piccola pozza a suo territorio e lì si sente sicura e forte, è la regina del torrente.

 

Circa sei anni fa abbandonai definitivamente l’attrezzatura da passata e mi tuffai nel mondo dello spinning, che credo lasci molto più spazio alla creatività e alla tattica del pescatore. All’inizio ebbi risultati molto buoni con black bass e cavedani e lucci, con le trote un po’ meno buoni. Questo perché la pesca con gli artificiali in torrente richiede grande esperienza, lì si vede davvero la differenza tra un lanciatore e un pescatore vero. Ci misi un po’ per ricominciare a catturare trote a spinning, ed ero talmente concentrato nella mia nuova avventura alieutica da perdere momentaneamente di vista il fatto che nel frattempo anche mio padre incontrava molte difficoltà nel catturare trote. Erano in realtà già un paio d’anni che le trote erano in sensibile diminuzione, ma la grandezza del torrente e la scarsa pressione di pesca sul posto mascheravano il problema.
Negli anni successivi ho assistito ad una feroce degradazione del fiume, che ha perso parecchia portata ed ha visto abbassare in modo preoccupante la qualità dell’acqua. Lavori per la realizzazione di un invaso, captazioni idriche non sempre autorizzate, disboscamento delle sponde e ovviamente prelievi selvaggi di pesce: si arriva a ieri, giorno in cui torno dopo quasi due anni sul torrente insieme a mio padre, e delle trote del fiume è rimasto solo il ricordo. La popolazione di cavedani è aumentata moltissimo, i vaironi sono spariti del tutto, il fiume ha subito mutamenti che lo rendono in molti tratti irriconoscibile ai miei occhi.
C’è molta tristezza nelle mie parole, e riflette solo in parte la tristezza che ho avvertito sul fiume. Nella mia mente di ragazzo, ero convinto che il “mio” torrente sarebbe rimasto sempre uguale, sempre generoso con me, ed io lo avrei amato per sempre. Oggi so che solo sull’ultima convinzione non mi sbagliavo.
E’ un po’ come credere che i nostri genitori non ci lasceranno mai, crederli eterni ed immortali, credere che saranno sempre accanto a noi nei momenti di bisogno. Non crederemmo mai di poterli perdere, però quando li vediamo soffrire un po’ troppo per una tosse o li sentiamo lamentarsi per dolori alla schiena … qualche dubbio comincia a venire.
Ieri una sola trota ha allietato la mia giornata. Appena di misura, 25 centimetri circa. Avrò risalito (e naturalmente poi ridisceso) il fiume per almeno un chilometro, ho sondato decine di posti che in passato mi avevano regalato un dolce sorriso ed ho provato e riprovato con tutti gli artificiali della mia scatola. Anche mio padre ha tentato con la sua fedele camola, lui però è stato più sfortunato di me e non ha preso nulla.

Se ci penso mi viene quasi da piangere, e l’unico motivo per cui non lo faccio è un po’ strano da raccontare … provo dolore in un luogo così intimo, che neppure io riesco a raggiungere totalmente, e credo che nessuno saprebbe capire perché mi sembri importante piangere per questa cosa, nessuno capirebbe il senso di questa storia che sento così grande fino a quando è dentro di me, ma che perde di valore appena provo a spiegarla a parole.

Il torrente riesce ancora a regalarmi emozioni profonde, mi trasporta ancora in una dimensione distante ed onirica, ancora riesce a farmi dimenticare gli affanni e le incertezze e le difficoltà di tutti i giorni. Forse il segreto di tutto è quell’acqua che scorre (scorreva) incontaminata tra i sassi, ridendo e brillando sotto le cascate e creando vortici senza memoria dietro gli ostacoli più grossi.
Ho sempre sentito acquietarsi il mio animo dinanzi a questo spettacolo, ed è incredibile e singolare pensare che quell’acqua in costante movimento, sempre agitata e ribollente fosse in grado di calmarmi come nient’altro sa fare, creando un dolcissimo contrasto tra il suo frenetico dinamismo e la mia quiete interiore. Quasi che sia in grado di lavare via quello che rimane sul fondo del mio cuore, donandomi una pace profonda e pulita e tanto vasta da sembrare traboccare nell’immensità del cielo.

Di notte, quando talvolta mi capita di pensarci, comincio a sognare che tutto torni come era stato un tempo, che il fiume riacquisti il suo perduto splendore, che torni giovane come nei miei ricordi. Ed è bello immaginarlo nel silenzio tiepido di quei momenti, credere che l’acqua andata via torni da dove era partita e credere che ogni cosa sbagliata venga cancellata, e credere che ogni vita crei una propria imitazione immortale in grado di ritornare.
E’ bello crederlo, è un sogno stupendo che amo fare e rifare. E’ bello crederlo, anche se di giorno, alla luce del sole, poi penso a quei segnali di malattia del mio fiume, alla sua tosse e agli scricchiolii della sua schiena, all’acqua che è meno veloce di un tempo e alle cascate meno potenti e ai pochi pesci rimasti … e spero che ci siano altri mondi oltre a questo.

 

 

 

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